VOCI DEL VERBO ESSERE

Una miscela esplosiva di Voci, Chitarre e ritmo sulle note degli U2, Queen, Pink Floyd, Beatles, Guns and Roses, Simon & Garfunkel, passando per Skunk Anansie e Morisette. Le Voci del verbo essere sono: • Daniele Lattanzi : Voce leader • Giampiero Lattanzi : Voce 2, chit.acustica,Keyb., PC • Mody Paglia : Chitarre, Voce 3, PC • Maurizio Bernini : Basso • Michele Villetti : Batteria http://www.myspace.com/vocidelverboessere
mercoledì, 27 giugno 2007

STA PER USCIRE LA COMPILATION DELL'ESTATE

MANCA ORMAI SOLO UN ATTIMO

Venerdì prossimo, 29 Giugno, esce la compilation dell'estate

La Copertina

che contiene il nostro pezzo: L'Estate se n'è andata così insieme a tutti gli altri pezzi che FIORELLO ha lanciato nella sua trasmissione VIVA RADIO 2.
Se volete sentire i pezzi potrete farlo al link:
http://www.halidon.it/details.php?nb=8032591271677
Perdonateci se ci facciamo pubblicità, però.......
Andate a sentire e fateci sapere...
GRAZIE 1000 X 1000!!!
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sabato, 16 giugno 2007

AMICIZIA

AMICIZIA

Ho scritto un post nel blog della nostra amica LillyDancer..... si parlava di ricordi e mi sono venuti in mente alcuni aforismi sulla memoria, sui ricordi.

All’improvviso mi è tornato alla memoria (un ricordo, appunto) un proverbio nigeriano di rara bellezza.

Non voglio più perderlo, vorrei anzi condividerlo con voi, così ne rimarrà traccia per molto più tempo…..

L' amico è colui che conosce la melodia del tuo cuore

e te la canta quando non ricordi le parole

 E poi la vera civiltà sarebbe la nostra…. Quella occidentale….

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sabato, 16 giugno 2007

GANDHI E L'AMICIZIA

GANDHI E L'AMICIZIA

"Un'amicizia che esigesse uniformità di opinione e di condotta, non varrebbe molto. Gli amici devono tollerare il diverso modo di pensare e di vivere l'uno dell'altro." (Gandhi, ovviamente)

Il Mahatma aveva una visione cosmica dell'amicizia. In più, com'è consuetudine nel pensiero orientale, aveva un profondo rispetto per le individualità.


Noi occidentali tendiamo a pensare che l'amicizia possa nascere soltanto tra persone simili, che abbiano uguali valori, uguali gusti, uguali opinioni. Pensiamo invece a quanto possa essere più variegata, policroma, stimolante l'amicizia tra individui che condividano soltanto pochi ma essenziali valori, pochi ed essenziali opinioni... per il resto che siano con pensiero divergente, con gusti e speranze nient'affatto simili ai nostri gusti alle nostre speranze.


Gandhi insiste: "L'amicizia, per essere vera, deve sempre sostenere il peso di oneste divergenze, per quanto acute possano essere."


E noi con lui..... Viva la diversità, viva la multirazzialità, viva la multiculturalità, insomma VIVA LA DONNA E VIVA L'UOMO SENZA AGGETTIVI.
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giovedì, 14 giugno 2007

DIRE LA VERITA' CON GARBO

BISOGNEREBBE DIRE LA VERITA' CON GARBO

“Bisognerebbe dire la verità con garbo. Sarebbe meglio non dirla, se non si fosse capaci di farlo in modo cortese; intendendo con ciò che non c’è verità in un uomo che non sappia controllare la propria lingua.”

Gandhi. (1925). La voce della verità. Roma: Newton. pag. 12


Ecco una risposta a quanti vantano una bocca sincera: “Ah!... io dico sempre quello che penso!!!”

E vomitano cinicamente addosso all’interlocutore ogni veleno che gli passi per la testa….

La verità parte dal cervello…. Ma prima di arrivare alla lingua deve passare dal cuore.

P.S.

C’è una cara amica di blog che vi invito a visitare….. è un’altra Voce del Verbo Essere….

http://grazybernabei.splinder.com

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martedì, 12 giugno 2007

ESSERE IN PARI CON SE STESSI

                             ESSERE IN PARI CON SE STESSI


Va sempre bene per te, anche se tutto sembra andare per il verso sbagliato, SE SEI IN PARI con te stesso.

Viceversa

Va sempre male per te, anche se tutto sembra andare per il verso giusto, SE NON SEI IN PARI con te stesso.

                                                                                                                                                      Gandhi

 
Va notato che ESSERE IN PARI CON SE STESSI non è la traduzione letterale dall’originale. Il vero senso è avere la lingua, il cervello ed il cuore sulla stessa linea. Bisognerebbe cioè esprimere con la lingua quello che sente il cuore che a sua volta coincide con quello che pensa il cervello.

In questo senso, se sei veramente IN PARI con te stesso, non hai mai nulla da temere.
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lunedì, 11 giugno 2007

GANDHI PER TUTTI NOI

Iniziamo oggi un breve ma intenso ciclo sul Mahatma Gandhi.
E' un invito alla riflessione, a guardarsi intorno, a guardare dentro di noi.
Sarà un dolce "naufragare" nella suo infinito amore... Ritorneremo forse più nudi, ma certamente più puliti, più semplici, con un po' della sua saggezza.

Per una scodella d’acqua,

rendi un pasto abbondante;

per un saluto gentile,

prostrati a terra con zelo;

per un semplice soldo,

ripaga con oro;

se ti salvano la vita,

non risparmiare la tua.

Così parole e azione del saggio riverisci;

per ogni piccolo servizio,

dà un compenso dieci volte maggiore:

Chi è davvero nobile,

conosce tutti come uno solo

e rende con gioia bene per male.


Questi versi di Gajarati furono il principio ispiratore, la linea guida del pensiero e dell'opera del Mahatma.

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venerdì, 08 giugno 2007

Il Video di NO, PROFESSORE! (vedi blog precedente) è online.
La Regia è di Nello Correale ed è stato girato nel Liceo Amaldi di Roma.

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venerdì, 08 giugno 2007

La canzone NO, PROFESSORE! di cui alleghiamo il testo e la storia che l'ha ispirata, è stata scelta alcuni anni fa dai Ministeri dell’Istruzione e della Sanità per farne un video da mandare a tutte le scuole medie superiori italiane in una campagna contro l’AIDS. Presto metteremo in linea quel video.

Si chiamava Marco

Si chiamava Marco, ma il suo nome non ha importanza, in questa storia. Marco era un ragazzo tranquillo, sereno, innamorato della vita e di tutto quello che la vita poteva offrire. Era un ragazzo sano, pulito, semplice ma al tempo stesso profondo. Andava bene a scuola, suonava e cantava, scriveva da sé le sue canzoni, cantava dei suoi brufoli, dell’incanto di un tramonto in riva al mare, cantava delle sue difficoltà  con le ragazze, raccontava la sua timidezza ed il suo fisico non esaltante.

Ci narrava le sue ansie, le sue angosce da adolescente con leggerezza, con ironia, sempre con il sorriso sulla bocca.

In uno dei bivi della sua vita incontrò Irene, ma anche il suo nome non ha importanza in questa storia.

Irene è una ragazza sfortunata, figlia del suo destino, ma di un destino infame che la volle vittima di genitori oscuri, aridi ed avidi di emozioni forti.

Fu da loro che Irene ebbe il contagio con la nostra peste, ma non lo sapeva.

Con Marco fu dolce, comprensiva, amorevole.

E Marco le fece sparire in un lampo mille paure, mille insicurezze: un amore perfetto.

Perfetto ma avvelenato.

E così Marco, che aveva un fisico debole, non ebbe la forza di sopravvivere a quei baci “avvelenati”.

E ci lasciò.

Corse verso quell’orizzonte sereno che aveva sempre sognato.

Se ne andò come i giusti, con un leggero sorriso sulla bocca.

Marco e Irene, ma i nomi, ripeto, non hanno alcuna importanza in questa storia, neanche capirono quello che gli era successo, neanche si resero conto di chi fosse la “colpa”, se colpa c’era.

E neanche il professore di italiano capì cosa fosse successo quella notte. Si chiamava Lorenzi, ma che importanza volete che abbia quel nome…..

La notte Marco ci aveva salutati, lasciandoci vuoti. Vuoti di lui. Vuoti della sua voce, vuoti della sua poesia. Vuoti del suo dolore.

Lorenzi pensò bene di riempire quel vuoto, il mattino dopo, con mille informazioni nebbiose, inutili come la sua stessa vita in quel giorno. La guerra mondiale, il fascismo, la resistenza….. e poi…. e poi: “Vieni tu, Lattanzi…. Parlaci del primo dopoguerra….. Racconta ai tuoi compagni del malessere che serpeggiava in quegli anni…..”

NO, PROFESSORE…. HAI SBAGLIATO GIORNO!

Oggi no, Signor Lorenzi! Oggi non parliamo delle guerre mondiali e non parliamo nemmeno di botanica o di logaritmi. Oggi parliamo di Marco.

Povero Lorenzi…. Povera scuola…. Fate quasi compassione.

Così sicuri di voi quando dovete trasferire conoscenza, informazioni….

Così infallibili quando dovete giudicare un vostro figlio… ma così indifesi e tremanti quando vi si chiede un filo di saggezza, di umanità, di sensibilità verso il dolore altrui….

Siete inermi di fronte alla vita… ed allevate dei figlioli inermi, inconsapevoli, abbandonati a se stessi nei momenti dei piccoli o grandi drammi della vita quotidiana.

Sai cosa se n’è fatto Marco di Napoleone e del Congresso di Vienna quando ha saputo che la morte l’aspettava dietro l’angolo?

E Irene?

Cosa pensi che abbia utilizzato per asciugare le lacrime di quell’atroce dolore che le lancinava dentro? Il Dolce Stil Novo? O le sei mogli di Enrico?

No, Professore! Un uomo è morto come muore un fiore, vent'anni inutili, è morto per amore.

Quell’amore di cui non ci avevi mai parlato, che ci hai tenuto nascosto per anni, finché non è scoppiato dentro imperioso, invincibile…. Finché non si è impossessato completamente della vita di Marco e di Irene….

Povera scuola quando capirai; la vita vera qui non entra mai!

Ma tu, povero Lorenzi, l’amore, se mai l’hai provato, lo lasci fuori dalla scuola, vero? Non si mischiano le emozioni personali con il lavoro. Perché insegnare è un lavoro. Un lavoro come gli altri. Non vendi tenerezza, amore, sentimenti. Ti pagano per propinare conoscenza. Ma conoscenza di cosa?

Cos’hai pensato quando hai saputo che Marco era appestato?

Che anche lui era come gli altri, vero? Ah! Le cattive compagnie…. Anche lui, anche Marco ha sbagliato, vero?

No, Professore! ma cos'hai capito chi c'ha vent'anni non ha mai sbagliato: L'hai conosciuto, non lo puoi scordare! Amava il sole ed il vento del mare.

Eh sì! Amava il vento del mare… aveva dentro un’incontenibile voglia di libertà ed il desiderio di cambiare il mondo, quel mondo che a vent’anni sembra ostile e al quale, a trenta o quaranta, impari ad adeguarti, ad omologarti, grazie a quel sette in italiano o al distinto in matematica…..

No, Professore! No, signor Ministro! Sai cosa volevo da te? Immaginate cosa mi aspettavo da voi?

Semplicemente un preservativo.

Povera scuola, quando capirai? la vita vera qui non entra mai!

Voglio che mi racconti la vita, la vita vera, senza infingimenti, senza retorica.

La vita degli eroi me la leggerò da me, se mai vorrò farlo, la geografia la impererò viaggiando.

La musica la imparerò suonando.

Andrò in giro, visiterò musei e conoscerò gente di ogni razza e colore.

Ed io voglio parlare a loro e voglio che loro parlino a me, voglio raccontare la mia vita ed i miei problemi e voglio che loro li raccontino a me, voglio imparare e scoprire che siamo tutti uguali, ospiti provvisori di questa terra.

Voglio sentirmi dire che non ci sono né schiavi né padroni, che non esiste una guerra giusta, voglio che tu mi convinca che non esisto solo io al mondo, io con le mie voglie e le mie frustrazioni.

Voglio sentirmi dire che la felicità è un diritto della gente, di tutta la gente e che l’amore, quello vero, quello quotidiano, quello che provo per il mio amico o per la mia donna e che lui e lei provano per me non è un sentimento da nascondere, un’emozione della quale vergognarsi.

Voglio che mi insegni la forza, ma anche la tenerezza.

Il piacere ed il dolore, la gioia e la sofferenza.

I doveri ed i diritti.

Voglio che tu faccia di me un uomo libero.

Libero di pensare, libero di amare, libero di giudicarti e di condannarti.

Voglio un diploma con il preservativo, professore, soltanto un diploma con il preservativo……..

Hasta siempre…..

 

No, Professore!

No Professore! hai sbagliato giorno

questa è una storia che non ha ritorno.

Un uomo è morto come muore un fiore,

vent'anni inutili, è morto per amore.

No, Professore! ma cos'hai capito?

chi c'ha vent'anni non ha mai sbagliato:

cantava piano per non disturbare

e adesso vola col vento del mare.

Povera scuola, quando capirai: la vita vera qui non entra mai!

Puzzi di vecchio, i miei sogni hai perso.

Non hai mai pianto, piangi almeno adesso.

No, Professore! il vento l'ha fermato

l'ultimo bacio, un bacio avvelenato.

L'hai conosciuto, non lo puoi scordare

amava il sole ed il vento del mare.

Povera scuola quando capirai; la vita vera qui non entra mai!

Puzzi di vecchio, anche il cuore hai perso.

Non hai mai pianto, piangi almeno adesso.

Povera scuola l’hai persa ancora la partita.

Povera scuola la vita vera non è entrata.

No, Professore! Io questa notte ho pianto rabbia,

la nostra scuola in questa notte ha pianto sabbia

Povera scuola, come sei finita; un uomo è morto, l'hai persa la partita

Voglio un diploma con il preservativo.....

Se glielo davi, oggi era vivo.

 

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domenica, 03 giugno 2007

per quanti ci chiedono l'origine del nostro nome

Verbo Essere nasce nella seconda metà degli anni '90 nel tentativo di riagganciare la quotidianità della nostra vita con alcuni valori che in quell'epoca sembravano eclissati, offuscati.

Ognuno di noi contribuì con il proprio patrimonio poetico e musicale a realizzare, giorno dopo giorno, un microuniverso nascosto, clandestino -suonando e cantando sottovoce- pur di mantenersi vivi in quegli anni governati dal Verbo Avere.

Il crollo di quel sistema, dovuto alla sommatoria di più crisi, da quella economica a quella politica, da quella morale a quella istituzionale, rischia ora di travolgere nelle proprie macerie ogni sia pur flebile prospettiva di un domani migliore.

Ed è per tale motivo, per mantenerci vivi appunto, che abbiamo pensato di affidare alle Voci migliori del gruppo, le Voci del Verbo Essere appunto, il compito di esternare il nostro grido di disperazione sì, ma anche di speranza.

Ognuno di noi conduce una doppia vita: una metà, contrassegnata dalla luce del sole, è immolata alla quotidianità ed alla sacralità del lavoro, alla ipocrita banalità di relazioni sociali basati su "Buongiorno, come sta la Sua signora?" "I migliori auguri a Lei e famiglia", "Che bel bambino che ha!"......  ed è la metà di noi che i discografici amano di più.

L'altra metà, quella a cui noi teniamo tanto, è illuminata dal chiarore lunare e testimonia la nostra affinità con tutte l creature notturne, quelle cioè che nella notte esprimono il loro disagio di vivere, che alla notte affidano la loro voglia di vivere.

La nostra musica tenta di fondere le atmosfere nebbiose e rarefatte del sogno con la realtà violenta, caotica, rumorosa che inevitabilmente aggrediscono quanti devono tutti i giorni confrontarsi e misurarsi con la civiltà tardo industriale.

I testi raccontano piccole storie di periferie urbane, stati d'animo, sensazioni.


Al prossimo post...

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sabato, 02 giugno 2007

una risposta alle tante richieste, il testo de l'Estate.....

L’Estate se n’è andata così
(Verbo Essere)

Maledetto lo sguardo che tu
Mi hai regalato coi tuoi occhi blu
Imbambolato davanti a te….
Tu che mi giuravi amore, soldi, sesso e felicità…

Ma l’estate se n’è andata così,
senza vederti se n’è andata così,
senza parlarti se n’è andata così,
senza una lira se n’è andata così.
Tra gli ombrelloni cerco gli occhi tuoi blu,
tra gli aquiloni cerco gli occhi tuoi blu,
nelle lenzuola cerco gli occhi tuoi blu,
solo parole…
tu che mi dicevi: “starò sempre con te…”

Maledetto il giorno che tu
Sei arrivata con quegli occhi blu,
rincoglionito ti ho detto sì
e tu mi dicevi: “sei stupendo, sono pazza di te…”

Ma l’estate se n’è andata così,
senza sentirti se n’è andata così,
senza baciarti se n’è andata così,
senza una lira se n’è andata così.
Sotto la doccia cerco gli occhi tuoi blu,
sotto le stelle cerco gli occhi tuoi blu,
nelle lenzuola cerco gli occhi tuoi blu,
solo parole colorate di blu….

Ti penso ancora sai,
torna l’inverno coi suoi guai,
i miei pensieri e i tuoi
persi in un’isola.

Tu che mi dicevi: “starò sempre con te…” che stronza!
Tu che promettevi amore, sesso, soldi e felicità…

Ma l’estate se n’è andata così,
senza baciarti senza gli occhi tuoi blu,
senza rimpianti se n’è andata così,
non c’è un rimorso dentro gli occhi tuoi blu.
E l’estate è finita così,
sotto la pioggia è finita così,
cade la neve… è finita così,
sei stata un sogno colorato di blu
E’ finita così,
dentro gli occhi tuoi blu.
postato da VociVerboEssere alle ore 17:44 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
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Chi sono

Blogger: VociVerboEssere
Nome: Voci del Verbo Essere Daniele - Giampiero - Mody - Maurizio - Michele
Attualmente il nostro brano “L’ESTATE (se n’e' andata cosi')” sta passando sulla famosa trasmissione radiofonica “VIVA RADIO2” di Fiorello e Baldini, con ottimi consensi del pubblico e dei conduttori. Il 29 Marzo 2007 siamo stati ospiti in trasmissione con un intervento “live”


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